Bambini plusdotati o ad alto potenziale cognitivo.

Bambini plusdotati o ad alto potenziale cognitivo.

Chi sono e come si comportano i bambini ad alto potenziale cognitivo, definiti anche plusdotati. Come riconoscerli e come approcciare la loro meravigliosa complessità neurologica ed emotiva in modo efficace per facilitare una crescita sana e in linea con i loro talenti e non etichettarli come capricciosi, svogliati, testardi e oppositivi.

– tempo di lettura 10 minuti – 

“Ciao Alli, le maestre mi dicono che mia figlia è molto intelligente, ma continua a distrarsi, alzarsi dal banco e disturbare. Succede anche a casa, la chiamo e non risponde, poi mi sorprende un minuto dopo con un discorso davvero profondo per la sua età ma subito dopo va in crisi per una sciocchezza. Non ci capisco più niente. Aiuto.”

Ti sarà capitato di incontrare bambini sorprendenti per le loro maturità intellettuale: sanno argomentare con parole forbite, fanno discorsi profondi, ti stordiscono con continue domande, magari però sono goffi nei movimenti e incapaci di gestire le emozioni. Sono bambini difficili da inquadrare. Magari in questa descrizione riconosci tua figlia o tuo figlio o un tuo alunno?

Potresti essere di fronte a un bambino con un quoziente intellettivo particolarmente alto, questi bimbi vengono definiti plusdotati o ad Alto Potenziale Cognitivo (APC).

Sono bambini pieni di idee e domande, che chiedono spesso di fare attività non sempre praticabili, tipo: camminare sulla luna, costruire un mobile o fare esperimenti scientifici di dubbio effetto, per fare alcuni esempi.

Sono bambini dotati di una più che fervida immaginazione ma la reazione di fronte all’impossibilità di ottenere ciò che chiedono è spesso smisurata per gli adulti che li osservano.

Di fatto però, le loro espressioni emotive così forti sono assolutamente in linea con il carico emotivo che stanno vivendo in quel momento, perché i nostri piccoli nella maggior parte dei casi sono particolarmente sensibili e questo li porta a sentire le emozioni molto in profondità.

Quando si parla plusdotazione, di bambini gifted, il rischio di appioppare luccicanti doti di genio può avere ripercussioni importanti su uno sviluppo sano ed equilibrato. La descrizione di questi bambini quindi non si può fermare al concetto di maggiore intelligenza perché il rischio è di non comprendere come funzionano interiormente  e di non riuscire a star loro accanto con serenità e lucidità. 

Non dobbiamo aspettarci il classico bambino “genio”, che snocciola concetti di fisica applicata o che fa i complessi calcoli a mente…esistono certo, ne ho avuto esperienza diretta e sono affascinantissimi, ma la maggioranza di questi bambini ha soprattutto moltissima curiosità su come funzionano le cose e il mondo e una spiccata abilità nel collegare elementi, anche distanti tra loro, per creare nuove idee ed efficaci soluzioni.

Questa stessa caratteristica però è anche quella che rende difficile l’adattamento a un sistema scolastico in cui si dà più importanza al nozionismo e alla linearità piuttosto che alla creazione di nuove sfide e idee estrose.  La modalità di pensiero di questi bambini viene definita “arborescente” perché nella loro mente nascono molti pensieri, ramificati, che si allontanano velocemente da focus originario, rendendo di fatto difficile mantenere il punto sugli argomenti. 

Faccio una breve carrellata, che non vuole essere esaustiva, sulle caratteristiche principali  che possiamo trovare nei bambini ad alto potenziale cognitivo.

Sono intuitivi e precoci, spesso parlano molto presto usando un linguaggio forbito magari con una terminologia tecnica, questo però frega tanti adulti che associano il parlare bene con una certa maturità, aspettandosi quindi comportamenti già controllati.

Invece no. 

Questi bambini emotivamente sono molto sensibili e spesso faticano a restare dentro determinati confini, la frustrazione per loro è insopportabile, non sono capricciosi ma le emozioni dentro di loro non passano semplicemente: esplodono. Se nella loro mente visualizzano e strutturano un congegno poi DEVONO costruirlo, anche se prevede un reattore a idrogeno tenuto insieme da rotoli di carta igienica. 

Tutto questo può essere molto difficile da gestire dai genitori e dagli insegnanti perché la manifestazione delle loro emozioni è davvero esagerata rispetto alla situazione di partenza.

Questi bambini e queste bambine hanno interessi elevati per molte cose ma in generale è proprio l’interesse per l’apprendimento e la conoscenza stessa che li guida, per questo sono rapidissimi in alcuni contesti ed estremamente lenti in altri ed essendo molto sensibili agli stimoli sensoriali e ambientali, quando sono stanchi, affamati o in contesti molto caotici e rumorosi, hanno bisogno di isolarsi.

Queste caratteristiche non sono necessariamente sempre presenti, e non sono certamente specifiche solo per i bambini ad alto potenziale, ma possono essere indicative per una prima impressione.

Cosa vuol dire essere il genitore o l’insegnante di un bambino ad alto potenziale?

Per cominciare questi bambini spesso sono, come si dice in gergo, “ad alta richiesta”.

Richiesta di contatto, di presenza, di rapide risposte sia verbali ma soprattutto emotive, sono molto sensibili e molto molto determinati; per loro la relazione emotiva e la connessione  con l’adulto sono  fondamentali, lo sono normalmente per ogni bimbo, ma per un Alto Potenziale diventano vitali, anche se all’apparenza può sembrare il contrario.

Di base ogni bambino, ogni persona, ha sempre un motivo per agire un determinato comportamento, un motivo che agli altri può apparire illogico, impulsivo, non ragionato, ma è sempre possibile trovare un bisogno e dei sentimenti dietro.  

I bambini APC non sono diversi dagli altri, ma hanno funzionamenti diversi e velocità diverse… quello che cambia spesso è l’impellenza di un interesse oppure, al contrario, un eccesso di noia, un picco emotivo o pensieri profondi che hanno bisogno di un terreno adeguato per essere accolti. 

La spiegazione dei comportamenti quindi può cambiare e ha bisogno di occhi diversi per essere compresa, per entrare in empatia. 

Prendiamo una situazione tipica a scuola: un bimbo si alza continuamente dal banco e disturba la classe, potrebbe essere che quel bambino in particolare non sia disinteressato alla lezione, potrebbe essere che la lezione la conosce già o ha già capito dove la maestra andrà a parare e… si annoia.

Conoscere quindi il terreno speciale sul quale sta seminando e crescendo questo bambino non cambia la situazione, ma è fondamentale per trovare delle strategie che non lo mortifichino (“eh però non stai attento, eh però disturbi, eh però non si capisce niente di te… “ eh però così lo convinceremo che è un disadattato!).

È necessario essere preparati per poter accogliere questo bambino con le sue meravigliose caratteristiche e poterlo aiutare con strategie davvero efficaci che lo sostengano e lo aiutino a vivere con efficacia le sue modalità particolari e non come un peso. Soprattutto strategie che lo aiutino a sentirsi visto, compreso e accettato per quello che è.

Naturalmente, anche il bimbo che si alza perché non gli interessa proprio la lezione ha bisogno di comprensione ed empatia e di una strategia efficace.

Quindi, quando un bimbo disturba in classe, la mossa più efficace non è certo quella di rimetterlo nei ranghi a tutti i costi e il prima possibile, ma è quella di capire cosa gli si muove dentro per spingerlo a comportarsi così.

Di fronte ad un bambino ad alto potenziale abbiamo quindi una doppia e impegnativa sfida da portare a termine: comprendere il suo punto di vista ed entrare in empatia con le sue emozioni.

Alcune caratteristiche di questi bambini però possono rendere molto difficile un approccio empatico. 
Gli atteggiamenti esasperati, le richieste continue, le domande assurde, gli atteggiamenti oppositivi a prescindere, non facilitano per niente il ruolo di un genitore. 

Ma non solo. 

Altri dettagli concorrono a rendere impegnativo, sfidante ma anche incredibilmente affascinante, crescere questi bambini.

È importante ricordare che siamo di fronte a un cervello in continuo movimento. 

Questo può portare il bambino a risposte molto lente, evasive o a non seguirci mentre parliamo, perché il suo cervello è sovraccarico di pensieri e le nostre richieste possono essere una fatica in più, oppure, al contrario possono risultare ipergasati, parlando a macchinetta o iniziando continuamente nuove attività che mollano lì dopo pochi minuti.

Per non sentirsi genitori inadeguati di figli sfuggenti (o iperattivi), è fondamentale mantenere il focus sulla propria responsabilità nella relazione. 

“la relazione viene prima di tutto” e quindi per chiedere qualcosa è efficace ricordarsi di attivare il contatto visivo, per esempio, far sentire la propria presenza anche con un contatto fisico e soprattutto evitare di colpevolizzare il bimbo perchè non è sollecito nelle  risposte o è spesso distratto.

Questi bambini sono ipersensibili agli stimoli ambientali quindi per loro può essere faticoso restare focalizzati sulle nostre richieste perché vengono distratti dalla confusione, dalle luci e dai rumori forti e questo contribuisce a renderli ancora più nervosi  o disorganizzati. 

E’ importante quindi fare attenzione alle emozioni in quel momento, perchè possono esplodere all’improvviso. In certe circostanze quindi è davvero efficace sporstarli appena possibile, in un luogo più tranquillo se vogliamo proteggere la loro sensibilità e avere risposte alle nostre richieste.

Quando l’ambiente è saturo di stimoli e informazioni può capitare che il bambino si metta in stand-by, stacchi la spina e vada in una sorta di risparmio energetico, mettendo in funzione solo le attività di base, questo comportamento può dare l’impressione che non ascolti, che vada mentalmente altrove.  

In questo regime di risparmio energetico mentale è facile che il bimbo si lanci letteralmente in comportamenti impulsivi, magari facendo scelte inaspettate e poco opportune, lasciando sconcertate le persone attorno che interpretano male questi atteggiamenti, non riuscendo a vedere la fatica che sta vivendo il bambino in quel momento. 

Tutto questo purtroppo rischia di innescare dinamiche esplosive che sfociano in dolorose crisi etichettate come “terribili capricci” da parte del bambino che piano piano sviluppa sfiducia negli adulti perchè si sente profondamente, e giustamente, incompreso.

Una solida educazione emotiva per questi bambini quindi è fondamentale,  perché per il loro funzionamento neuronale cercano di gestire il proprio sentire con la razionalità ma in alcune situazioni sono così sovraccarichi che tutto ciò che è stato tenuto dentro, esplode… in un momento qualunque, per un motivo banale e con una fisicità esagerata: urlando a squarciagola, menando e lanciando le prime cose a tiro. In quei casi solo un monaco zen con secoli di pratica alle spalle riesce a mantenersi calmo, lucido ed empatico. 

Naturalmente si tratta di uno sfogo che non ha quasi nulla a che fare con la gravità di ciò che l’ha scatenato…è solo la somma di ciò che si è tenuto dentro e non è stato elaborato adeguatamente.

Ciò che l’adulto può fare in questi casi è accogliere lo sfogo per quello che è: uno scarico di tensione. evitiamo però di riportare alla “ragionevolezza” una persona che per il 99% del suo tempo cerca di essere ragionevole, perché così si rischia di non trasmettere l’empatia che gli serve per accettarsi nuovamente.

Non è così facile a farsi possiamo però impegnarci a maturare emotivamente prima di loro. E’ fondamentale essere in grado di riconoscere e abbassare la tensione emotiva quando inizia a salire, senza aspettarsi che sia nostro figlio o nostra figlia ad assumersi la responsabilità di tenere sotto controllo emozioni che arrivano in modo così potente che sarebbero difficili da gestire per chiunque.

Ci sono momenti però in cui l’empatia per questi bambini fluisce in modo spontaneo perché proprio per la loro elevata sensibilità riescono a toccare corde profonde, e a dar prova di grande cuore e generosità, spesso a scapito di sé stessi.

Questi bambini hanno  una grande capacità di memoria e possono essere precocemente interessati a lettere e numeri, anche se non tutti manifestano questa propensione. Se le condizioni sono favorevoli, a scuola apprendono velocemente e con gioia. Le difficoltà  compaiono quando in classe le richieste non vanno incontro al loro modo di funzionare. Non è questione di intelligenza ma di approccio differente. Sono in difficoltà di fronte a compiti noiosi e ripetitivi, perché non stimolano la loro motivazione, che per questi bambini è fondamentale.

Sono in difficoltà anche di fronte a insegnanti che non comprendono le loro modalità e che vogliono per forza che imparino adattandosi e allineandosi agli standard della classe. 

La relazione con gli insegnanti diventa quindi di primaria importanza, più di qualsiasi metodo o didattica. Un atteggiamento rigido può facilitare una situazione di chiusura da parte del bambino che si sente triste e incompreso.

Per la loro brillante intelligenza cognitiva solitamente questi giovani studenti a scuola vivono di rendita, ma già dalle scuole medie è importante affiancare un sistema di studio che li aiuti a organizzare il loro pensiero ramificato per allenarli a rimanere focalizzati. Il rischio è che perdano fiducia nelle loro capacità, perdendo interesse per la scuola e il proseguimento degli studi.

Anche nella socializzazione possono avere qualche difficoltà perché spesso cercano corrispondenze che negli altri bambini non trovano.

I loro giochi spesso hanno un carattere sperimentale ed esplorativo, non sempre trovano interesse nel giocare “per giocare”. 

Obbligarli a socializzare può passar loro il messaggio che dovrebbero sentirsi diversi da come si sentono, è decisamente più efficace trasformare la didattica in modalità inclusiva e cooperativa, creando aree di interesse che possono coinvolgere tutta la classe.

Riconoscersi nel proprio modo di funzionare è importante per ogni persona ma per i plusdotati è fondamentale, perché la sensazione di sentirsi sempre fuori posto può diventare una costante nella vita di questi bambini

Se sospetti di avere in casa, o in classe, un bambino o una bambina con queste caratteristiche quindi è importante considerare la possibilità di fare una valutazione cognitiva, che è l’unico modo per poter determinare con certezza la plusdotazione. Questa valutazione però deve essere fatta da professionisti che la conoscono bene e con determinati criteri per scongiurare il rischio  di una errata interpretazione.

Convivere e crescere un bambino ad alto potenziale è una sfida quotidiana impegnativa, con le informazioni giuste e una serena disponibilità interiore, si può trasformare in un viaggio molto affascinante.
OGNI BAMBINO É UNICO E IRRIPETIBILE E VA BENE COSì COM’É.


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