Come affrontare dubbi, critiche e giudizi di parenti e amici rispetto alle nostre scelte educative.

paradigma educativo

Come affrontare dubbi, critiche e giudizi di parenti e amici rispetto alle nostre scelte educative.

Quali sono i dubbi e le paure di un genitore che sceglie l’educazione responsabile?

Funzionerà davvero?

Cosa preoccupa chi intraprende una strada nuova rispetto all’educazione ricevuta durante l’infanzia?

E come proteggersi dalle pressioni di amici e parenti?

Tempo di lettura 8,55 min

Mio marito non crede in questo approccio “dolce”, mia madre dice che noi siamo cresciuti benone anche con qualche ceffone, la mia vicina dice che dovrei dormire di più e che può spiegarmi lei come insegnare al mio piccolo a dormire. Mi sento davvero sola e quando sono stanca mi dico che forse sono pazza io e hanno ragione loro.”

Quando sento questi racconti: da un lato empatizzo con la fatica di questi genitori, perchè la vivo quotidianamente, dall’altro percepisco la necessità e l’urgenza di rivedere i modelli educativi con cui siamo cresciuti.

Viviamo in una società in cui molti adulti sono stati bambini che hanno dovuto rigare dritto, fiaccati nella loro volontà con le buone o con le cattive, bambini che hanno imparato solo questo modo per crescere e per educare a loro volta.

E SIAMO UMANI!

Ricordiamocelo! Empatizziamo prima di tutto con noi stessi, forza, diamoci un bel PAT PAT sulle spalle, diamoci un po’ di conforto e incoraggiamento. Alcune giornate sono faticosissime e la stanchezza fiacca anche le migliori intenzioni, quindi c’è chi urla, chi perde la pazienza e qualcuno, purtroppo, passerà anche alle mani

Poi c’è chi faticosamente non demorde, ma un po’ si sente come Don Chisciotte, e che dopo ogni bufera, riprova a lavorare su di sé per diventare il genitore che avrebbero voluto avere

Per questo mi dico che c’è tanto bisogno di diffondere un modello educativo di accoglienza e ascolto! 

Sono felice e grata quando un genitore in difficoltà si rivolge a me, significa che ha già scelto che tipo di genitore vuole diventare, quale strada percorrere. 

E poi mi dico che serve anche molto sostegno a chi fa scelte di rottura rispetto a quello che si è sempre fatto. Sostegno, comprensione, spunti concreti, e qualche strumento per proteggersi dalle pressioni esterne, perché anche quelle fiaccano, perché arrivano quando siamo più esposti.

Ora vi dirò cosa ha aiutato me.

Per prima cosa capire da dove arriva il bisogno di criticare così duramente mamme e papà che fanno scelte diverse, cosa che tutto sommato gli altri potrebbero limitarsi a registrare, senza sentirsi in diritto di giudicare. E invece no: se facciamo qualcosa di diverso da “quel che si è sempre fatto”, piovono sguardi di disapprovazione, consigli non richiesti, e a volte vere e proprie prediche! 

Nelle parole di chi ci critica c’è spesso sincera preoccupazione, soprattutto da parte dei nonni. Forse tornano a galla i ricordi di quanto sia stato faticoso e forse c’è anche la ricerca di conferme di aver fatto bene il proprio lavoro di genitore.

Prova a immaginare a quando una persona punta l’indice contro qualcuno e piega le altre 3 dita:  si dice che stia puntandone una contro qualcuno e altre 3 contro di sé, e di solito lo fa per difendersi.

Quel “Si è sempre fatto così”, con l’accento sul sempre, mi ricorda i Tutti che dicono bambini e adolescenti quando vogliono qualcosa che hanno tuuuuutti i loro amici. Per loro è così forte il bisogno di far parte del loro gruppo dei pari che perdono di vista la realtà e per gli adulti scatta qualcosa di simile. L’adesione a un comportamento “standard”, condiviso dai propri familiari e amici, rassicura che stiamo facendo bene.

Ma è davvero così? 

Io sono convinta che avesse ragione Darwin! Chi non si adatta, schiatta. La società sta cambiando, i risultati delle generazioni precedenti non sono convincenti

È arrivato il momento di cambiare il paradigma educativo

Mettere in discussione quel che si è fatto per generazioni equivale a  una minaccia e all’accusa di non aver mantenuto i propositi fatti da piccoli.

Quante volte hai pensato  “Non farò MAI così con i miei figli!!”? E invece, alla prima situazione difficile, hai detto proprio quella frase che diceva tua madre e hai fatto esattamente come faceva tuo padre

Criticare l’educazione ricevuta significa accusare i nostri genitori di non averci amato abbastanza da riuscire a cambiare ed è molto doloroso.

Nella testimonianza che ho scritto prima e in molte altre che ho sentito in questi anni, c’è la voce di bambini, ora adulti, cresciuti a pane e divieti, con limiti rigidissimi, cresciuti in famiglie dove bastava uno sguardo per metterli al loro posto, idealmente quello di soprammobili. 

In queste pratiche autoritarie, nello spegnere la vivacità con una serie di “no perché no”, nell’umiliare e far sentire perennemente inadeguati quando non addirittura sotto sequestro emotivo un bambino e poi un ragazzo, non c’è nulla, davvero nulla, di educativo, l’ho ripetuto più volte

E anche quando non ci sono state forme di violenza così evidenti, ma sono “solo” stati educati con una dose ragionata di “violenza educativa” una traccia è rimasta: l’incapacità di mettere in discussione opinioni o giudizi degli altri, di parlare delle proprie emozioni; fortunatamente per le nuove generazioni, sono sempre di più gli adulti che intraprendono percorsi personali per riconquistare una buona stima di sé. 

Certo i nostri genitori, che ora sono nonni, hanno fatto tutto quello che sono riusciti a fare, in buona fede, esattamente come i loro genitori avevano fatto prima con loro. Hanno imparato ad amare come sono stati amati loro, seguendo l’esempio, con gli strumenti che avevano a disposizione.

Empatizzando, proveremo sicuramente gratitudine per come si sono impegnati a fare del loro meglio con pochissimi mezzi.

Ora che ne sappiamo un po’ di più, possiamo migliorare quel che riusciamo a valutare come migliorabile e riflettere che quanto ci sembrava “giusto” in realtà non lo era.

E possiamo anche stare certi di disilludere ogni profezia nefasta:

Crescerai dei selvaggi! Ti metteranno i piedi in testa! Impazzirai!

E chi più ne ha ne metta!

Quanto carico emotivo su spalle già affaticate!

Se malgrado i dubbi e la fatica avete deciso comunque di cambiare rotta, magari anche con il vento contro,  allora voglio darvi alcuni motivi per non mollare, per essere fiduciosi in questa Educazione Responsabile, in noi stessi e nei nostri figli.

Per prima cosa voglio raccontarvi cosa ho sperimentato con i miei tre figli, in 15 anni di maternità, e cosa mi hanno raccontato tanti genitori che hanno letto i miei libri, partecipato ai miei corsi o chiesto una consulenza privata. 

In una parola: FUNZIONA!

Più di una persona mi ha raccontato di aver adottato il metodo “canta che ti passa”. Quando ti viene voglia di urlare, esasperata da una serie di richieste ignorate da bimbi stanchi, prova invece a cantare o a parlare con voci buffe. La creatività è una risorsa preziosa, poco sfruttata dai genitori, che temono di perdere autorevolezza e credibilità. Se ti fidi di me allora ascolta bene quello che sto per dirti, anzi, che ci ha detto Gianni Rodari già diversi decenni fa: un bambino fallo ridere e sarà tuo per sempre

Quindi, se vuoi vedere dei risultati positivi e concreti fin da subito: tratta i tuoi bambini con allegria e gentilezza. Non siamo abituati lo so. Ma ogni volta che ti viene voglia di usare le maniere forti, ricordati che nessuno può migliorare se stesso quando viene trattato male. La gentilezza, le manifestazioni d’amore, la libera espressione delle emozioni, funziona.

Anche l’empatia funziona.

Immagina se tua moglie o tuo marito spegnesse improvvisamente la TV, criticandoti e sgridandoti, nel bel mezzo della puntata clou della tua serie preferita. Questo allenamento all’empatia aiuta moltissimo a gestire le regole di casa con maggior elasticità e conseguente serenità di tutta la famiglia.  

Anche mettere la relazione prima di tutto, funziona.

Un papà mi ha raccontato di aver scelto il benessere del figlio e non la pulizia nell’auto. Di avergli passato volentieri i crackers e chi se ne frega delle briciole, perché ha capito che suo figlio sarebbe presto andato in crisi per la fame e la stanchezza, mentre erano imbottigliati nel traffico. Il resto del viaggio è stato sereno e lui ha finalmente compreso che le regole hanno paletti che possiamo spostare a seconda delle situazioni: quanti pianti in meno, quante arrabbiature in meno una volta interiorizzata questa possibilità!

Una giovane mamma mi ha detto che leggendo il mio libro “Perché fai così?”  ha capito perché la sua bimba voleva sempre scalare il divano e non faceva altro che  salire e scendere, salire e scendere… una volta compreso il suo bisogno preciso, di fare e rifare per imparare e acquisire sicurezza, non l’ha più bloccata. Al contrario, ha messo un bel tappeto gommoso sotto il divano per proteggerla da eventuali cadute e dopo pochi giorni, sua figlia è passata ad altro. 

Tomaso, mio figlio maggiore, un giorno, senza preavviso, ha deciso di chiudere i suoi profili social, eccetto  quello dedicato allo skateboard, il suo sport. Mi ha colpito moltissimo. Da mesi seguiva i suoi profili e aveva raccolto anche un bel numero di followers. “Mi sono accorto che stavo diventando dipendente e non mi è piaciuto. E poi perdevo troppo tempo a fare cose inutili”. Seguendo solo il profilo come skater invece, si deve impegnare in una programmazione regolare dei post, scattare e scegliere le foto giuste, registrare e montare i video, rispondere ai commenti. Far crescere un profilo social non è così banale, è necessario un impegno quotidiano.

Quindi aver trasmesso che tecnologia, web e social vanno maneggiati con molta attenzione, aver investito del tempo quando era più piccolo per affiancarlo e insegnargli a gestirli, e aver avuto sempre fiducia in lui: ha funzionato. 

Potrei raccontarti decine e decine di aneddoti che confermano l’efficacia di una Educazione Responsabile, ma mi fermo qui. C’è abbastanza materiale per trarre alcune conclusioni.

Dobbiamo ragionare in logica di performance? 

Anche no!

Siamo genitori, il nostro obiettivo non è creare “bambini perfetti”, ma crescere figli felici, fisicamente ed emotivamente sani, però se qualche rassicurazione ci aiuta a farci forza per prendere distanza dai vecchi metodi che ci hanno fatto soffrire da piccoli, allora possiamo fare il punto in base a un buon numero di esperienze.

  • Crescere i nostri figli usando una comunicazione rispettosa e positiva, funziona.
  • Essere un buon esempio piuttosto che un giudice severo, funziona.
  • Funziona stabilire limiti fermi ma posti con amorevole fermezza. 
  • Funziona essere al loro fianco quando si tratta di proteggere, ma con maggior discrezione man mano che crescono.
  • Funziona osservare i nostri figli e fidarci di loro e funziona esser partecipi il più possibile delle loro vite. 
  • anche Ricordarci di noi alla loro stessa età, funziona.
  • Funziona dedicare tempo per studiare, formarsi e per lasciarsi alle spalle modelli educativi tossici. 
  • Funziona investire nella relazione con tuo figlio. Perché la relazione viene prima di tutto.


Home
Shop corsi