Litigi tra fratelli

Litigi tra fratelli

Le richieste di aiuto che ricevo spesso sono quelle che riguardano la relazione tra fratelli, o meglio: i litigi tra fratelli.

“Non ne posso più. Bisticciano tutto il tempo. Si picchiano e si lanciano oggetti. Poi quando l’altro non c’è invece si cercano. Dove sbaglio?”

I litigi tra fratelli, ma anche con gli amici e i compagni, sono fondamentali: insegnano ai piccoli come relazionarsi nelle incomprensioni e nei sentimenti, soprattutto quelli più biechi.

È la nostra percezione che li rende inaccettabili e soprattutto: inaffrontabili.

I litigi tra fratelli invece diventano utili, efficaci e costruttivi quando gli adulti intorno, piuttosto che intervenie con la stessa veemenza con cui i bambini stanno bisticciando, scelgono di affrontare quei momenti di scontro non come qualcosa da interrompere immediatamente e a ogni costo ma come possibilità di apprendimento, né più né meno come camminare, leggere e scrivere, praticare uno sport.

Imparare a relazionarsi con gli altri, in realtà, è l’apprendimento più importante per la sopravvivenza fisica ed emotiva di un essere umano.

Solo in questi anni si sta dimostrando, soprattutto grazie alle neuroscienze, il valore di questo apprendimento.

Rispetto ai bambini noi adulti, purtroppo, cadiamo troppo spesso in evidenti contraddizioni: siamo pronti a sostenerli quando cadono e si rialzano, quando ripetono parole, quando sbagliano leggendo o scrivendo, ma non abbiamo lo stesso atteggiamento quando si sperimentano nelle relazioni e nelle emozioni.

Appena le emozioni si accendono scatta la censura. Questo vale anche per moti di gioia ed euforia, non solo per emozioni spiacevoli.

Un adulto invece può intervenire per far sperimentare una modalità sana e assertiva di confronto. Può aiutare i bambini e i ragazzi a osservare fatti e reciproche responsabilità senza giudicare, può ripercorrere con loro la dinamica che ha portato allo scontro e può invitarli a trovare soluzioni positive e accettabili da tutti.

Questo naturalmente significa IMPLICARSI nella relazione, investire tempo ed energie personali per:

  • ascoltarli senza schierarsi ne scaricare colpe a destra e a manca;
  • accettare la loro inesperienza e quindi il loro bisogno di confrontarsi anche violentemente;
  • offrire una consulenza serena per accompagnarli verso riflessioni e soluzioni, se possibile, positive.


Tutto questo è possibile quando noi in primis:

  • abbiamo la capacità di ascoltarci – sono libero interiormente? Come risuonano questi litigi dentro di me?
  • sappiamo gestire i nostri conflitti, interni ed esterni con serenità,
  • sappiamo comunicare con assertività.

Nei corsi di comunicazione empatica ed efficace che tengo da anni in tutta Italia, incontro genitori e insegnanti che si illuminano di fronte alle informazioni e agli spunti che condivido con loro.

“Ma allora è possibile sostenerli anche nelle discussioni.”

“Quindi posso essere serena anche quando litigano.”

“Adesso capisco quanto il mio atteggiamento influisca concretamente sul loro.”

I bambini e i ragazzi imparano dall’esempio. Offriamo loro la possibilità di sperimentare una comunicazione che costruisce piuttosto che demolire.

Certo non siamo abituati. Noi stessi non abbiamo avuto esempi di assertività e l’abitudine ci porta quindi a stoppare, giudicare, separare.

La chiave però sta nell’intenzione profonda e sincera di aiutarli avendo fiducia in loro:

“Sento voci che urlano e vedo mani spingono e picchiano. Posso aiutarvi? Raccontatemi cosa sta succedendo. Uno alla volta. Aiutatemi a capire, così io potrò aiutare a capirvi.”

Stimolate i bambini ad ascoltarsi, mediate i loro attacchi riportandoli ai fatti:

“Aspetta Giulio, lo vedo che sei ancora arrabbiato ma lasciamo a Francesco il tempo di spiegare cosa sente e cosa è successo dal suo punti di vista. Poi lo farai anche tu.”

Non ergiamoci a giudici, scegliamo piuttosto di essere facilitatori della relazione perché la relazione viene sempre prima di tutto.

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