Mio figlio è dislessico

Mio figlio è dislessico

Mio figlio è dislessico.
Evviva.

Tomaso frequenta la prima media e questo “spettro” ci insegue da anni.

Anni di fatica. Testi e informazioni che scivolano via come sabbia tra le dita. Quel sottofondo di perplessità degli insegnanti rispetto alle sue capacità di farcela. Tenere a bada la mia ansia davanti agli errori di ortografia, alla lettura zoppicante.

Dopo un mese di medie minacciano la bocciatura. Ma loro non sanno che Tom è un resiliente. Arriva subito la voglia di riscatto.
Studiamo insieme. La sveglia squilla all’alba per ripassare. I voti si alzano. Si riaccende il sorriso.

Ma non si può mollare un attimo. Le energie si bruciano troppo velocemente. La sensazione è che: così non si potrà andare avanti troppo a lungo.

Lo sentiamo insieme. L’ombra deve assumere una forma definita. Nera su bianco.

Cerchiamo una certificazione, che arriva veloce. Chiara. Definitiva.

Mio figlio è dislessico.
Evviva.

Con questa certificazione tra le mani ci sentiamo come scalatori in cima alla montagna. Abbiamo il fiatone, siamo sudati e abbiamo le mani piene di piaghe ma finalmente possiamo lasciarci andare, fare profondi respiri e goderci il panorama.
Dopo anni di dubbi e compensazione, oggi sappiamo.

Dopo anni di dubbi e compensazione, oggi non mi sentirò in colpa per un audiolibro, leggendo per lui e neanche quando gli dirò “Studia una pagina in meno” anche se già lo so che lui la pagina in più la studierà lo stesso.

Dopo anni di dubbi e compensazione anche lui potrà sentirsi autorizzato a chiedere più tempo e a fermarsi quando le energie saranno consumate.

Mio figlio è dislessico.
Evviva?

In questo momento per me “dislessia” significa tutto e non significa nulla. Dipende dall’angolatura di osservazione.
Se mi metto dal lato “lettrice”, sprofondata mente e corpo tra le pagine di un libro, sento un tuffo al cuore e la gola si stringe in un magone.

Mio figlio riuscirà mai a perdersi e ritrovarsi in un romanzo? Potrà conoscere il piacere sublime che una fila di parole azzeccate e ricercate donano all’intelletto e all’anima? Potrà accedere al conforto che un concetto ben scritto concede nei momenti bui dell’esistenza? Perché io sono stata salvata dai libri più e più volte durante la mia vita.

Va ancora peggio se osservo questa condizione con gli occhi di chi non sa (o pur sapendo non vorrà comprendere) e lo giudicherà come impreparato o ignorante, per qualche errore di ortografia o per la sua lettura traballante.Quell’angolatura di osservazione diventa anche l’angolo in cui mi sento stretta da una morsa di preoccupazione per il suo futuro.

Quando l’ansia e il magone salgono però mi do una scrollata, proprio come farebbe uno scalatore in cima alla montagna accorgendosi di essere immerso in un loop di pensieri rognosi e banali piuttosto che nell’immenso panorama che ha appena conquistato.

Mi scuoto, disattivo quello sguardo superficiale che classifica le persone in categorie prefissate e osservo Tomaso con gli occhi profondi della verità.

Ogni essere vivente è unico e irripetibile, ricco di risorse e sfumature. Ogni essere vivente può compensare qualsiasi carenza e criticità quando è libero di esprimersi e di raggiungere i suoi personali obiettivi, coltivando i suoi talenti, nutrendo le sue passioni.

E allora mi rilasso e lascio emergere tutti i dettagli meravigliosi di mio figlio, tutte quelle qualità che a scuola sono poco considerate ma sono fondamentali per attraversare la vita.

Spesso dimentica le H ma accoglie tutti con un sorriso e sa leggere le emozioni sul viso dei compagni.

Legge zoppicando e si corregge ogni tre parole, ma ha già capito che gratitudine e positività sono più utili del lamento e della critica.

Fatica a memorizzare ciò che studia ma non permette a nessuno di farlo sentire meno di quello che vale.

E allora mi rilasso e ricordo tutte quelle occasioni in cui non ho avuto fiducia in lui ma lui ne ha avuta abbastanza per entrambi, uscendo vincitore dalle sue stesse difficoltà.

E adesso mi rilasso, lascio andare la tensione.
Mi metto in quell’angolo di osservazione dal quale vedo il suo cervello liberarsi dai paletti e dai giudizi e poter essere finalmente quello che è: creativo, fuori dagli schemi, ricco di potenziale.

Tomaso non godrà delle stesse cose di cui godo io e non si nutrirà alle stesse fonti da cui mi sono nutrita io ma è finalmente libero dalle zavorre del dubbio e del giudizio e, con le giuste strategie, non ci saranno più angolazioni distorte da cui osservarsi.

Tomaso godrà di un sacco di cose che io non conoscerò mai, si nutrirà a fonti a cui non avrò neppure accesso e sarà libero di essere, in forme talmente nuove che io potrò solo osservare, accogliere e sostenere… e di cui andare fiera.

Quindi mio figlio è dislessico.
Evviva!

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