Salutare e ringraziare: perché i bambini spesso non lo fanno?
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Salutare e ringraziare

Salutare e ringraziare: perché i bambini spesso non lo fanno?

Salutare e ringraziare: due punti critici della buona educazione che, come genitori, spesso ci mandano in crisi!

Durante i corsi online di Educazione Responsabile spesso emerge la tematica del rispetto partendo da una riflessione sui bambini quando non vogliono salutare o ringraziare, ne consegue che il genitore si sente giudicato ed è preoccupato per la loro buona educazione. 

Vi racconto un breve aneddoto. Insegnavo alla Scuola dell’Infanzia e avevo una classe di bambini di 4 anni. Un bimbo mi chiese dell’acqua e io guardandolo incalzai “Per… peeer… per…”, lui rispose “PER BERLA!”.

Capii immediatamente che avevo toppato. Toppato in pieno!

Nella sua risposta avevo visto contemporaneamente tutta la sua innocenza e la mia piccolezza nella pretesa adulta di un “per favore” forzato.

Cosa vogliamo inculcare quando pretendiamo che dicano grazie o che salutino? Temiamo il giudizio altrui? Non riusciamo a reggere che le persone che salutano con tanta enfasi i nostri bambini non ricevano una risposta adeguata?

Vi chiedo di fare un salto nel passato, quando bambini eravamo noi: ci tenevano stretta la mano “Dai, saluta la signora!”. Probabilmente ci siamo sciroppati anche “Eh oggi ha perso la lingua!” (corollario necessario all’auto-giustificazione. Tradotto significa “Lo sa che deve farlo perché io gliel’ho detto mille volte che si saluta!”). Protagonisti silenziosi di quella scenetta, come vi sentivate?

COSA SIGNIFICA PER UN BAMBINO SALUTARE E RINGRAZIARE

Analizziamo cosa significa salutare e ringraziare per un bambino e perché alcuni fanno davvero fatica.

Salutare significa accogliere ma è anche lasciar andare. Alcuni bimbi (e alcuni adulti) non ce la fanno, fanno una tremenda fatica a lasciare andare.

Vi è mai capitato di vedere bambini che quando al nido ritrovano la mamma scoppiano a piangere? L’emozione che provano è fortissima, non riescono a contenerla. Osserviamo anche quei bambini che quando lasciano amici o parenti non riescono neanche a guardarli. Non riescono ANCORA. Occorrono pazienza, esempio e fiducia incondizionata nel processo evolutivo e cognitivo dei bambini.

EDUCHIAMO CON L’ESEMPIO PRIMA CHE CON LE PAROLE

Il concetto di salutare e ringraziare per BUONA EDUCAZIONE non è ancora stato integrato, è ancora estremamente lontano da loro e va vissuto e dimostrato prima dall’adulto, più e più volte, con intenzione e coerenza. Possiamo accompagnare i bambini con l’esempio, un esempio gratuito senza pretesa educativa. Io adulto dico “grazie” perché sono grato, perché sto provando interiormente il sentimento di gratitudine, perché credo fortemente che il sentimento passi mentre la parola è solo un involucro vuoto che vola via. Il bambino respira il sentimento di gratitudine, non se ne fa nulla della parola vuota.

Poi un giorno, magicamente, quando meno ce lo aspettiamo, lo dirà anche lui. E se non lo dirà forse troverà altre modalità per esprimere quel sentimento di gratitudine (un abbraccio, un sorriso, salti di gioia…) nella speranza che qualcuno voglia leggere positivamente queste manifestazioni.

E imparerà a salutare, nella misura in cui, proprio ora che non ce la fa, verrà continuamente salutato senza pretesa, senza condizioni. “Ciao, la nonna va a casa…ti manda un bacio che vola fino a te!”. Allora il bambino può anche stare seduto sul divano, piuttosto che preso di forza e obbligato a dire “Ciao nonna.” Può stare sul divano e saprà che quel bacio sta volando da lui. Potrà prenderlo, potrà farne volare uno a sua volta o semplicemente potrà lasciarlo fluttuare nell’aria.

Laura Mazzarelli, pedagogista, insegnante e fondatrice di Educazione Responsabile

www.educazioneresponsabile.com

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2 Comments
  • Maddalena Capra
    Posted at 11:37h, 04 dicembre Rispondi

    Grazie. Bellissimo articolo. Sono mamma di tre bambini e, di natura, prediligo la spontaneità all’educazione forzata. Io stessa sono un po’ irriverente, a volte, segno solo di un’autenticità che non s’incappuccia nel perbenismo a tutti i costi. Eppure, nella mia spavalda autenticità, confesso che io stessa a volte temo il giudizio degli altri dinanzi a un saluto o un grazie mancato da parte dei miei figli. I bambini hanno un linguaggio del coro molto pronunciato: impariamo a leggerlo e a rispettarlo. Il resto… verrà.

  • Serena
    Posted at 12:40h, 22 dicembre Rispondi

    Io personalmente credo che sia giusto insegnare ai bambini sin da piccoli le così dette “paroline gentili” (grazie, per piacere, scusa) e il saluto, prima di tutto con l’esempio ovviamente ma anche ricordando loro di farlo . Non vanno costretti ma invitati a dire grazie, scusa, buongiorno ..e se non lo fanno vanno invitati a capire il perché del rifiuto ad essere gentili ed educati. Sono i genitori prima di tutto che costruiscono le basi per permettere loro di costruire buone relazioni. Dare importanza a questi piccoli gesti significa dare importanza non solo al proprio vissuto ma anche a quello degli altri.

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