Tom e la paura nei bambini

Tom e la paura nei bambini

T “Senti mamma, ho pensato che ora che il nonno viene qui, io prendo la prima camera vicina all’ingresso, il nonno quella in mezzo e tu l’ultima.”

Tom, 11 anni, tutto avvinghiato per coccola special e per liberarsi da un peso sul cuore.

A “Ah… e come mai?”

T “Perché così se entra un assassino ammazza me per primo e non rischio di restare solo e disperato per tutta la vita!”

A “Caspita, che pensieri cupi.”

T “Già!”

A “E’ normale sai amore fare questi pensieri, capita spesso anche a me.”

T “Davvero???”

A “Certo, quando ami profondamente qualcuno in fondo al cuore la paura che possa succedergli qualcosa di brutto c’è sempre”

T “Mamma però io mi spavento!”

A “Ti passo qualche trucco per gestire queste paure, ti va?”

T “Bomba!”

A “I pensieri sono come le emozioni, non puoi controllare il loro arrivo. Entrano da una porticina della mente senza bussare…”

T “E quindi?”

A “Quindi puoi decidere come trattarli una volta che sono entrati perché non li puoi bloccare prima.”

T “E come posso fare?”

A “Puoi scegliere per esempio di farli accomodare, continuare a pensarli, riempiendoli di dettagli e di energia. Il pensiero che arriva è semplice all’inizio: assassino, uccide tutti tranne me, tragedia. Se lo lasci liberamente girovagare per la mente e penetrare in fondo al cuore cominci ad aggiungere dettagli: com’è vestito l’assassino, che arma userà, ci farà soffrire, chiederemo aiuto, tu proverai a salvarci e non ci riuscirai e verrai al nostro funerale, triste e disperato e…”

T “Basta mamma, ti prego! Basta!”

A “Ecco appunto. Questo è un esempio e ti ha fatto stare male. Pensa nel tuo cuore cosa accade quando la tua mente comincia a creare questo scenario. Quando ti concentri su un piccolo pensiero entrato di soppiatto e lo fai crescere, crescere. I pensieri poi, Tom, sono davvero bastardi se li lasci andare senza controllo, si espandono e si fissano in un punto preciso e da lì fai fatica a spostarli.”

T “Ok, questo ora mi è chiaro, quando un pensiero negativo entra in mente non devo dargli energia.”

A “Esatto, al contrario puoi chiederti perché lo hai pensato? Nulla arriva per caso Tom, una base di partenza c’è sempre. Quale può essere in questo caso? Da dove sei partito per produrre questa paura?”

T “Dalla paura di perdervi e di rimanere solo e di non fare più la vita fichissima che facciamo ora, tutti insieme!”

A “Wow… certo, proprio così!”

T “Quindi se ho paura di perdervi è perché ci siete. Ok, ho capito, devo concentrarmi sul nostro amore, sulle cose belle che facciamo insieme.”

A “Yes baby. Quando arriva il pensiero negativo puoi trasformare la sua energia in positivo: se ho paura di perdere le persone che amo significa che sono circondato da persone che amo e che mi amano… e già dovrebbe arrivarti un sorriso e un senso di calore nel cuore, piuttosto che il gelo del terrore… o no?”

T “Mamma ma che figata è ‘sta cosa qui!”

A “Ooooooohhhh yeah, iperfigatagalattica baby, o no?!”

T “A quel punto, invece di aggiungere dettagli allo scenario spaventoso posso farlo con quello positivo e quindi ricordare tutte le cose belle che facciamo insieme, lo skate, gli amici. Mamma io faccio una vita fichissima, a questo penso spesso eh, stai tranquilla.”

A “Lo so amore, quindi continua a caricarti di energia positiva e a trasformare i pensieri negativi in occasioni per riflettere su di te e poi lasciali andare. Ringraziali perché sono stati utili e lasciali andare.”

T “Grazie mamma sei un genio.”

A “Amore, a questo approccio ai pensieri negativi ci sono arrivata da pochi anni, dopo una lunga strada di studio, riflessioni, fatica, tanta fatica. Tu hai la possibilità di non farti sopraffare dalla tua mente a 11 anni. Non perdere questa occasione!”

T “Ti voglio bene, mamma!”

A “Anche io, Tom!”

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Milano – 27 ottobre 2019

GENITORI RESPONSABILI

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Crescere insieme nell’educazione affettiva.

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